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ArancioGrafica o ArancioMacchia che dir si voglia per il template. Google per l'immagine. Splinder e Altervista per l'hosting.

lunedì, 19 maggio 2008,


 

non so come sia possibile che io sia davvero qui stamattina.
soprattutto, sveglia.
da più di tre mesi non c'è stato un finesettimana in cui io non abbia dovuto lavorare.
stavolta, li ho fregati per ben 12 ore.

ieri sera mi sono risvegliata nel bel mezzo di un concerto, tutti intorno ballavano e cantavano, io ero scollegata chissà da quanto a braccia conserte. pensavo ad una telefonata di mia sorella che mi annunciava di aver colorato, ma solo un po', il mio divano nuovo, che tanto le sembrava avessi detto di volerlo buttare.
avevo voglia di strangolarla, di sbattere i piedi e di chiamare "mamma guarda che cosa sta facendo, adesso me lo ricompra". però mi sentivo scema, allora le ho solo detto: la prossima volta non potresti colorare qualcosa di tuo? [se ti serve rovinare le mie cose per stare bene, tienitele pure, le ricomprerò. nemmeno il tempo di struggermi un po’ per amore, cavolo, subito dovete ricordarmi le priorità]

A seguito della riconnessione ho fatto invece una chiamata che desideravo. Non rispondermi più male, per favore, altrimenti ne esco immediatamente. E tu mi dici ma no, non posso lasciarti sola lì, stiamo per iscriverci allo stesso partito in fondo. Sorrido seduta per terra e mi sembrerebbe naturale  alzare le braccia e farmi prendere in braccio, farmi portare sul letto e essere lasciata lì da sola, e so che non è questo che dovrebbe essere o che dovrei offrire, ma che ci vuoi fare, così è.


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sabato, 17 maggio 2008,


 
un po' come quando si chiede in giro quanto ci voglia per preparare un determinato esame. si censurano gli estremi della curva statistica (troppo - troppo poco) e si confronta la media con il poco tempo a disposizione.
se si ha un eccesso di autostima, ci si attribuisce la furbizia necessaria a posizionarsi tra -1 e µ, il che costituisce una motivazione abbastanza valida per non rimandare a data da destinarsi, per andare avanti.
ma chi non ha avuto qualche notte di ansia, e paura di non farcela.
chi non si è perso nello sfogliare pigramente i capitoli successivi del libro, quando avrebbe dovuto fare attenzione alla pagina dove si era incastrato.
chi non ha mai sentito l'urgenza di ricominciare tutto dal principio, con i quadernoni a quadretti puliti e la penna steadler blu e le matite colorate.
chi non si è mai ritrovato di fronte ad un dedalo di normative potenzialmente inutili (o ad un semplice registro aziendale dove scrivere i propri dati) con la voglia di piangere e implodere allo stesso tempo, senza motivo apparente.
a chi non è mai mancato il coraggio di chiedere per favore non chiamare più, scompari o muori nel sonno, esci piano ma cerca di stare bene e non ti dimenticare
anche se
nasce l'esigenza di sfuggirsi*

noi sentiamo tanto la nostalgia di grandi discorsi e riflessioni, ma poi ci innervosiamo non appena ci mancano numeri e dati sotto le mani, e prendiamo in giro i fumi e le spirali, i monologhi, le perifrasi, le parole inutili. e tagliamo, e non scriveremmo mai l'origine di una tale idea, ma solo le attuali conclusioni e brevi aspirazioni.



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sabato, 17 maggio 2008,


 
non è successo davvero che io abbia incontrato questo tipo molto attraente in tutt'altri contesti più e più volte, occhi spalancati tanto spesso che ad un certo punto mi sono detta DIOLOVUOLE,  per finire con il subire un blando rimorchio in un bar che mi ha portata per quasi un minuto a ipotizzare di rinunciare ai miei buoni propositi di castità... e oggi me lo sia ritrovato commissariosssstraordinario scoprendo così che scambio con lui mail iperformali e lecchine da mesi. ecco. e non è bello dover parlare in pubblico con lui che ascolta, perchè poi finisce che mi gingillo con i capelli arricciandoli intorno al dito sentendomi un'adolescente, per di più esposta al pubblico ludibrio.
perchè questa vit- situaz- baraccop- INSOMMA DIO, o almeno Paolo Fox, devi sapere che non è poi così divertente.
c'è da dire,però, che quasi ci si sente soddisfatti del non aver ceduto (a se stessi), come quando sull'autobus sale il controllore e tu hai casualmente pagato il biglietto e qualcun altro no e tutti lo guardano, compreso te.  (non ti hanno preso! hai fatto bene a fare il biglietto! tu sì che sei un cittadino onesto! tu lo sapevi che sarebbe salito! tzè ma fallo il biglietto no?)



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venerdì, 16 maggio 2008,


 
Chi ben comincia

Alle dieci di mattina ho già dato del tu ad un funzionario della World Bank, gli ho detto che mi poteva tranquillamente scrivere in un'altra lingua per poi scoprire che era semplicemente un italiano con poco senso della grammatica e ho svelato le magagne fiscali di un collega alla mia responsabile per salvarlo da una figura ancor peggiore.
Non oso immaginare quello che mi aspetterà nelle prossime ore.
Vi aggiorno, eh.

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giovedì, 15 maggio 2008,


 
l'avvilimento è determinato dallo scoprire che ciò che faccio è motivo di vanto per chi mi è vicino mentre non riesce a saziarmi.
in effetti il lavoro che ho al momento è il massimo cui potessi aspirare, tolti i classici 5000€ al mese che comunque non smetterò mai di desiderare intensamente (come se poi mi servissero davvero per comprare cose indispensabili, e non solo per smarcarmi da Ikea e passare a Frau).
il punto è che non ci vedo niente di speciale.
non è che io lo disprezzi, ci mancherebbe. se non l'avessi, starei a casa tutto il giorno a piangermi addosso e a maledire il destino infame.
semplicemente, potrebbe farlo chiunque si fosse laureato nella mia facoltà e sapesse spiccicare due parole in italiano e capisse la differenza tra espressione della propria creatività e maleducazione.
non ero la più brava, dire che ero interessata ai corsi è come dire che le guerre scoppiano per motivi religiosi ecc, eppure sono qui.
non me lo spiego.
all'inizio l'ho presa sul ridere. ah, io qui, la beffa per la didattica italiana.
poi mi sono rasserenata. mi sono detta, ehi, la gente quando dico cosa faccio mi guarda con ammirazione, ci credono, ho un ruolo, niente male.
poi mi sono aggirata tra i corridoi sperando che nessuno mi fermasse, che nessuno si accorgesse dell'errore.
adesso sono avvilita.
la mia falla nel sistema credo stia nel considerare i ricercatori premi Nobel esattamente come gli altri, solo che hanno beccato la proteina/molecola/formula giusta. su 200.000 tentativi, solo uno va bene e vince il Nobel, ma questo non dimostra la bravura del ricercatore, quanto più l'effettiva veridicità delle leggi statistiche.
scarnendo la divinità dei Nobel ci si sente ancora più inutili.
sentendosi inutili si pensa a portare la pagnotta a casa.
se si pensa a portare la pagnotta, si pensa ad accumulare qualcosa di più oggi e qualcosa di più domani, un progetto qui e uno là, una collaborazione esterna per la tal cosa, ci si difende dalle demoralizzazioni e dai vegliardi con l'alzheimer, si montano mille contatti (uno o due poi faranno la differenza ma adesso non puoi saperlo), perchè da qui a tre anni ok, ma chissà se ci sarà ancora posto per te qui anche dopo. (per te poi meno che mai, non ti ci vedi, e non può accadere sul serio, sarebbe proprio da perdere fiducia nelle istituzioni)
e cosa fa la differenza tra me e un altro? corsi. ovvero uno che parla e uno che ascolta, scrive, memorizza. corsi che tutti possiamo fare. quindi. le cose che dovrebbero davvero essere importanti risultano essere l'intuizione e la fortuna. se si hanno, non si possono certo considerare meriti per impegni personali, un po' dei segni di nobiltà ereditata.
sono avvilita, sì.
ed è difficile spiegarlo a qualcuno che si vanta di te.
soprattutto non intendendo assolutamente sputare nel piatto in cui mangi.
però. ecco.
io pensavo di valere di meno per qualcosa di più difficile da fare, invece scopro di valere abbastanza per qualcosa di non tanto difficile ma noioso, e che fuori di qui non c'è niente di tanto difficile da portare a termine quanto il farsi affidare un incarico in sè.


poi.

l'altro giorno, tra lo zio sportivo che voleva picchiare il mio coinquilinoaggressore e la zia che prometteva di fare delle cose al posto mio e la prozia che mi offriva di andare a vivere da lei, e i cugini che mi facevano vedere i loro capolavori e mi invitavano a pranzo e mi preparavano un vassoio di cibo da portare a casa... io ho pensato
non ho bisogno di un uomo che pensi a me, quando ci sono loro.
[è così che vi sentite, voi?]


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giovedì, 15 maggio 2008,


 
poi uno si chiede come mai io non ne possa più di queste conversazioni in spagnolo che mi rubano la pausa pranzo ogni martedì e giovedì.

on air:

la composizione in tomi e volumi delle enciclopedie segue rigide regole cabalistiche. grazie alla cabala potrò scoprire la data della mia morte, ma io, pur essendo completamente soffocata dalla curiosità,  non posso ancora perchè non ho ancora precisa nella mia mente una meta, ovvero una data intermedia che segnerà il punto di volta tra il prima e il dopo nella mia vita. di sicuro però morirò un giorno 22. e il mio numero è l'8.

la storia di Pancho Villa e Emanuele Zapata.

il quadrato magico.

le donne rispondono al triangolo perfetto amor - cariño - sexo.
alle donne francesi e spagnole piace, al momento dell'orgasmo,  essere chiamate con vari epiteti comodamente sintetizzabili in puttana. i dati sulle italiane non sono pervenuti.
il sesso, per tutte, deve essere estremamente violento.
in tarda età l'uomo tende a focalizzare la sua attenzione su di una Beatrice petrarchesca, che però se risulta essere sposata e non l'aveva dichiarato dal primo minuto può comportare qualche problemino.

Il mio insegnante è un monaco benedettino, ma suppongo sia solo un particolare.

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giovedì, 15 maggio 2008,


 

Il fatto è che stamattina no. Proprio no.  Non mi va. Ho voglia di scavare un tunnel dall’ufficio al bar a colpi di paletta di plastica fornita con le miniconfezioni di nutella che si trovano in basso nel bancone dei dolciumi del supermercato. ogni volta che una paletta dovesse rompersi, io mi sacrificherei per la grande opera mangiando una miniconfezione. 


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mercoledì, 14 maggio 2008,


 
stavo correndo il rischio di diventare un po' troppo efficiente, un po' troppo iena per intenderci, arraffando lavoretti aggiuntivi che cominciavo a visualizzare come crocette su di un catalogo di mobili - pena e raccapriccio-, così stamattina ho deciso di riequilibrare le cose e niente lavoro. nada. tolta la camicia e i pantaloni scomodi da arraffona, ho indossato la tuta da omino michelin e sono rimasta a casa con Somatoline©. ebbene sì, era giunta l'ora anche quest'anno di comprare una crema per il corpo da usare per un paio di giorni e poi abbandonarla. quelle degli anni precedenti (nell'armadietto del bagno) avevano bisogno di compagnia. giusto il tempo di svezzarla e ve la mando, ragazze.

sotto la trapunta a leggere.

intanto saltello da un luogo all'altro in modalità silenziosa, la maggior parte delle persone che conosco non sa quello che sta succedendo e credo sia la cosa migliore. amiciamici amiciuncazzo come si dice.  non so perchè io abbia questo desiderio di escludere le persone cui voglio più bene dalle mie scelte, ma ho davvero bisogno che stiano un po' lontani, che applichino i famosi due pesi e due misure ai loro due piedi e badassero un po' alla loro vita che senza il mio intervallo pubblicitario che distrae magari offre anch'essa cose di cui occuparsi. per un po' lontani, già, dove per un po' intendo qualche anno. [ok. non sono riuscita a non essere iena, nonostante la mattinata di cazzeggio spinto]
fatti bene i conti mi ritrovo a parlare (poco) con una sola persona, mentre mangio una pizzetta e ci sembra più importante la quantità di condimento che il resto.

invece del Peggiore si può dire, perchè è meno personale. il che è tutto dire. il Peggiore chiama ancora, fa un po' il patetico pagliaccio con questa storia che gli manco e buuuhhhh lui soffre e non sa cosa fareeeeeee. cosa devo fareeee. cosa devo fareeee. solo con te provavo certe coseeeeeee. lo immagino mentre si martella i polpastrelli per sembrare più convincente.
eh sì, mi vuole così bene da offrirmi (mumblemumble) le briciole. ah. grandioso. quasi quasi ci ripenso, eh.
in realtà non so proprio che rispondere, perchè la mia idea è che rimanga proprio lì dov'è e fondamentalmente non faccia casini proprio adesso che io comincio a quantificare i miei stipendi in divani letto e cucine componibili. e anche perchè poi no, adesso non si può fare niente, quello che andava fatto, andava fatto prima. ormai non si può mica più. (certo che Somatoline è una gran crema, eh, pelle liscia dopo 30 secondi.. ah ma questo non è in argomento)
così gli dico che suo figlio ci sarà sempre per lui, e mentre lo dico ho un sorriso vero, pensando che lui sia proprio fortunato, e in fondo sono contenta per lui, una volta tanto non ho sofferto invano, e mentre pronuncio sempre lo sento deglutire un paio di calendari.
e mentre lui deglutisce penso chissà chi ti farai come amante, chissà se la conosco. dai sbrigati, tanto già lo sai, cosa aspetti a fare, che senso ha, trovatene una così poi ne sparliamo insieme.

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mercoledì, 14 maggio 2008,


 
con il vento che tira, il tessuto colorato dell'amaca sul mio balcone è diventato una vela che traghetterà questa casa chissà dove.
remi in barca, e lasciar fare.

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sabato, 10 maggio 2008,


 
ho beccato il mio compagno di corso Sarcasmo che mi faceva una foto durante una lezione.  la cosa mi ha entusiasmato, potrò prenderlo in giro a vita. così, avendo deciso per la castità puntoebasta fino a decadenza dei termini della speranza di evoluzione, sono risalita dalle retrovie fino ai primi banchi, come i primi mesi.

stamattina ho superato un colloquio. ho talmente tanti lavori per il futuro che dovrò necessariamente rinunciare a qualcosa. (disse la donna che avrebbe perso tutto con un solo soffio di vento contrario)

diciamo che gira bene. ieri ho ricevuto il mi-manchi - ti-voglio-bene periodico, e sono rimasta chiusa in macchina a pensarci solo un'ora, con i surgelati che sublimavano nel portabagagli. non ho ancora ben capito se a forza di fingere di essere amici torneremo davvero ad esserlo. proprio come sempre. quindi io che sono innamorata di nesimo e lui che guarda.
ah, speriamo.
dolci vecchi tempi.
per ora non se ne esce.
prima o poi ci rivedremo, è nell'aria, ma non c'è data che io sappia immaginare che non mi sembri troppo presto. davvero, l'anno prossimo è troppo presto. saremo sempre noi, io sarò sempre emotiva come sono e lui sarà affascinato da questo, lui sarà sempre pesante come un masso di marmo e mi farà venire voglia di girargli attorno saltellando come se fossi più leggera di quello che sono.
[ogni volta mi chiede come un cane sbavante dove sei. eh, ma no, mi dispiace, non l'avevo detto? la pizza a domicilio non si consegna più]
siamo amici.
siamo due vecchi amici.
ce ne convinceremo, prima o poi.
due vecchi amici di cui uno dei due sembra più vecchio e ha un figlio brutto, con un nome che mi ricorda una persona brutta, e una donna brutta con un nome che è tutte le donne brutte del mondo. un Sante Pollastri.
l'altro dei due invece è sullo start e sarà Girardengo.
sì.
ecco.
mh.
che parta la curva col tifo, prego.
 
e adesso parto. sì, parto. io vado a vedere com'è.

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